1. Tartassante sfumatura


    Data: 16/10/2020, Categorie: Etero Sensazioni Autore: Idraulico1999, Fonte: RaccontiMilu

    Oggigiorno rammento ancora con metodico raziocinio, quand’ero soltanto un’inesperta e sprovveduta acerba signorina poco più che ventiduenne, che la tremarella, il panico e l’angoscia esistenziale del decesso mi gettava irrimediabilmente nel più completo tormento e nella più profonda afflizione, mentre io di buon grado, per tentare di sottrarmi a essa, mi precipitavo lestamente all’interno di quella casa di tolleranza rifugiandomi là, perché all’epoca si chiamava in quel modo, invocando e facendo in ultimo appello ai benevoli spiriti celesti, tentando in tale maniera di farmi spalleggiare dai messaggeri divini, che ammodo e saggiamente mi rincuorassero. Oggi ho fortunatamente e intelligentemente rimosso quell’angosciante e addolorante ricordo, scacciandolo dalla mia mente con frequenti trattamenti, presso conoscitori ed esperti intenditori della materia. La mia personale esperienza, oggigiorno è spettata a una mia affezionata confidente, la quale si sta sobbarcando questi incresciosi e sgradevoli tormenti che l’assillano di frequente.
    
    Ricordo ancora, infatti, un pomeriggio allorquando avvertii un corteo mortuario che avanzava, rievoco anche adesso che la mia prediletta amica Sonia era affaccendata nel fumarsi gustosamente una grossa canna nel salotto, poco dopo sollevò lo sguardo al di là del parapetto del grande ballatoio del secondo piano della nostra abitazione, inevitabilmente stupita per l’estrosità di squadrare un corteo funerario che avanzava, in quanto non le era mai successo prima d’allora d’osservarne uno così da vicino. Io, per la circostanza, su esplicito avviso da parte di mia madre, dovevo tenere in ordine e con precisione l’alloggio e in special modo il terrazzo, cercando di riordinarlo sistemandolo infine al meglio per non urtare i vicini, dopo i nostri stravizi prima che i miei genitori rincasassero dalle vacanze, altrimenti me ne avrebbero cantate quattro, tallonate da enormi ramanzine, da snervanti prediche e da logoranti lavate di capo, in particolare modo da parte di mia madre.
    
    Nella maggior parte dei casi i barrocci mortuari che Sonia aveva intravisto erano quieti, solamente scortati da semplici processioni e non da sconclusionate e disorganiche musiche. La ricercata applicazione che aveva morbosamente riservato a quell’immancabile quanto ricorrente canna, le aveva neutralizzato l’intelletto, perché lei mi riferiva che vedeva scaturire dal tramezzo della parete della camera confinante un inedito luminoso scintillio. Lasciò infatti, che la tenda che aveva tenuto scostata per guardare all’esterno, ricadesse al suo posto e passò nell’altra camera. Qui quello sfavillare divenne più forte, perché la parte di muro da essa interessata sembrava essersi assottigliata, fino a divenire una leggera trama di tessuto. Leggermente impicciata e insicura al pensiero, che quella potesse essere un delirio dovuto al continuo e smodato stravizio di fumo e di sostanze allucinogene, Sonia distese le dita in direzione del tramezzo del muro ...
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