1. Esame


    Data: 09/01/2021, Categorie: Erotici Racconti Etero Autore: Deb, Fonte: RaccontiMilu

    Avrei dovuto studiare nelle ultime settimane. L’esame è di quelli più difficili del primo anno; il prof Mazzaroli non perdona chi non studia, mi hanno detto. Avrei dovuto studiare, anzi, avrei voluto. Almeno nell’ultima settimana. Ma lunedì era la festa di Katia, e mi sono ubriacata svegliandomi sul divano di casa sua con il forte sospetto di aver combinato qualcosa con un suo amico. Martedì sono andata per negozi, e la sera mi son vista con Massimo. Mercoledì mi ero anche messa di impegno, stavo studiando, quando mi ha scritto Lui; ci siamo messaggiati per quattro ore mentre era in trasferta all’estero per lavoro, e abbiamo scritto tutte le porcate che ci saremmo fatti, mandandoci iMessage bollenti che al solo pensiero scapperei via di qua; invece di toccarmi, ho sbrodolato per un’altra ora abbondante, e sono andata all’aperitivo vestita come solo una donna che ha voglia fa. Sono finita a ballare “controvoglia”, ho fatto le quattro e sempre “controvoglia” il resoconto della serata parla di additivi tirati dalle narici, di mutandine smarrite, di due pompini e di una grandissima scopata con Gianluca, uno dei migliori surrogati a “Lui” che esistano. Invece avrei dovuto studiare. Me ne rendo conta ora, mentre aspetto il mio turno in questo corridoio che sembra il miglio verde, avete presente? Non so nulla. Mi boccerà. Mi boccerei anche io se penso che invece che studiare giovedì notte mi son vista con Francesca e ho fatto sesso anche con lei perché eravamo entrambe stressate: io esami, lei casini sul lavoro. Mi ha masturbato vergognosamente per la prima volta in uno di quei locali aperitivo sul presto, quando la gente in giacca e cravatta non è ancora arrivata e la luce del giorno filtra a malapena dai vetri scuri mentre la pioggia lava le coscienze e anestetizza i sensi di colpa.
    
    “Hai una gonna non troppo corta, ma abbastanza”, mi ha detto in maniera ambigua prima di risalire la mia coscia. In dieci secondi ero bagnata, in venti aveva due dita dentro di me, in un minuto scarso son venuta. Poi ho ricambiato a casa sua, come era giusto che fosse. Oddio, giusto sarebbe stato tornare a casa e studiare, e non star lì a lesbicare tre ore con una persona che se fosse un uomo l’amerei come non ho mai amato nessuno nella mia vita. E’ avvocato, e mentre ci riprendevamo nude nella notte umida mi ha fatto un breve ripasso della materia che ho ascoltato concentrata come le prime volte che la facevo godere con la lingua mentre mi spiegava come fare meglio. Ma so che non basterà, come non basterà il look da studentessa zoccola per cui ho optato: gonna a palloncino chiara una spanna sopra il ginocchio, tacco di 7 cm, camicetta aderente generosamente sbottonata senza sembrare una puttana, trucco leggero da brava ragazza che all’occorrenza sa come va il mondo. Ecco. Tocca quasi a me. Sta per lanciare fuori quello che mi precede in ordine alfabetico insultandolo per la scarsa preparazione. Mi alzo in piedi, l’assistente (chiaramente una che gliela ha data, con ...
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