1. Colate di benessere


    Data: 21/11/2020, Categorie: Etero Sensazioni Autore: Idraulico1999, Fonte: RaccontiMilu

    Tu presumevi reputando che il gioco si sarebbe protratto all’infinito, visto che quel frugare, quel modo di perlustrare accurato rovistando nel passato, fosse soltanto un modo per giustificare cercando di discolparsi tra il desiderio di scoprire e di scoprirsi degli amanti, che nel frattempo si raccontano episodi e storie per creare una vicenda comune. Tu ritenevi che io ti dicessi il vero, quando balbettavo china sul tuo petto parole d’amore in paragrafi di ore e di giorni, peraltro estrapolati dal tempo della nostra vita quotidiana ormai per lungo tempo irrecuperabilmente trascinata.
    
    Io vagheggiavo universalmente nel tuo folto ginepraio d’apprensioni e d’inquietudini, mentre dappertutto cercavo qualcosa che avesse un senso, come se attraverso le tue parole mi giungesse qualcosa di te, il profumo acre, mordace e stridulo talvolta della vita, della tua vita dissipata e spesa nelle lunghe esperienze che t’avevano contrassegnato marchiandoti con delle indelebili cicatrici. Io confidavo al sorgere del sole quando tu mi cingevi con un braccio le spalle, mentre guardavamo insieme l’orizzonte tingersi delle nostre dune e le invocazioni delle nostre bocche perdute nei baci’. Noi, invero, immaginavamo sperando fortemente che la felicità si potesse comprare con poche monete nella bottega all’angolo della vita, dove un rigattiere disattento accumula ammassando segretamente e silenziosamente immagini, visioni e sogni acquistati a poco prezzo, per lo più da gente comune che non può più permetterseli o li giudica inutili cianfrusaglie e che forse lo sono.
    
    Ecco, qui m’interrompo, ebbene sì, perché dalla via salgono rumori e voci, suoni di clacson, brusio di gente che passeggia. Io mi sollevo e m’avvicino alla finestra, guardo scorrere la vita, mentre penso che questo sia l’ultimo giorno, per il fatto che domani me ne andrò, perché cancellerò questi giorni dalla mia testa, dalla mia carne e dal mio sesso. Non occorrono parole, non servono discorsi per gli addii, ci siamo già detti tutto salutandoci con gli occhi, con il tremore delle mani, con l’esitazione del nostro prenderci, con il nodo in gola che impedisce anche ai gemiti di fuoriuscire.
    
    La vita scivola, scorre, si sposta e ci perde, essa però credo che non reprima né inibisca né punisca né limiti, perché in conclusione ci sciupiamo danneggiandoci e sprecandoci nel flusso ininterrotto d’inattesi eventi senza orme che scompaiono, di fantasmi d’amore senza volto, d’aspirazioni senza completezze, di desideri senz’appagamento, perché questo &egrave naturalmente adesso il mio pensiero fisso. Le dita attualmente si serrano libere sul davanzale della finestra, la schiena &egrave sfiorata da un brivido, una carezza leggera mi sfiora così come una brezza, tu da dietro mi sussurri deliziosamente all’orecchio qualcosa, poiché la tua lingua assomiglia come l’umore della pioggia che lambisce la nuca e che là s’insinua, a quel punto tu mi sollevi la gonna e in maniera infervorata improvvisamente ...
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