1. lui, lei… e l’altro.


    Data: 21/11/2020, Categorie: Cuckold Autore: maran, Fonte: RaccontiMilu

    Ho portato la mia donna in montagna.
    
    Dico la mia donna, e lo sottolineo: ha l’indole di una cagna, mi appartiene. Come io appartengo a lei, non lo nego. Dunque, ho portato la mia donna in montagna.
    
    Si era all’imbrunire, quasi. C’è un’idea che, da un po’, mi frulla in testa. Voglio esporla. Esporre la sua libidine, la sua sessualità. Il suo sesso. Voglio mostrare il mio possesso su tutto questo. Voglio… Voglio penetrarla all’aperto col suo sesso vulnerabile, esposto: aperto.
    
    Non mi ero mai spinto a tanto. Ho fatto in modo di fermarci a sedere nei pressi di una radura dove avevo visto le tende di un campeggio, col vago intento di far sesso lì, contro un albero. Mi sono seduto, la schiena al tronco, con lei accoccolata su di me, i seni a pochi centimetri dal mio viso. Le ho cinto le spalle con un braccio. Ho preso, con le dita dell’altra mano, a titillarle i capezzoli nascosti dagli indumenti. Ha colto, subito, i miei intenti. E, come una cagna fedele, li ha assecondati. Mi ha poggiato una mano sulla patta. Poi, col dorso, si è messa a carezzarmi il cazzo. Estate afosa, i nostri indumenti sono leggeri, pressocché inconsistenti. Sbottono la sua camicia, le scopro i seni. Tiro su il reggiseno, le mie labbra sui capezzoli. Mugugna, presa da una vaghezza strana, come una promessa di piacere. Alzo il bacino per permetterle di sfilarmi la tuta e gli slip. Mi tira fuori il cazzo, me lo sento in tiro. Le chiedo com’è, il mio cazzo. Mi risponde che è semieretto, duriccio, il glande violaceo, semiscoperto.Non glielo chiedo: si abbassa, parte dalla base: la sua lingua sull’asta, fino in cima. Lo prende in bocca, mi ciuccia il glande. Qualche secondo di piacere acre, quasi osceno, intenso: e comincia a fare su e giù. Sento la pressione delle sue labbra, il calore morbido della sua lingua: sto godendo. Sento un fruscio, mi sembra di vedere un’ombra. Ecco, ci siamo. Non ne sono sicuro, ancora, ma sento che qualcuno ci sta guardando. Mi sento il cazzo, lo sento gonfiarsi. Decido, come in un lampo, di non dirle niente. Voglio che non sappia.Le tolgo la camicia, le sfilo il reggiseno. Lei mi lascia fare, un sospiro lieve. Ne sono sicuro, adesso. C’è un tizio, dritto davanti a noi, nascosto dal tronco di una quercia. Le sfilo il cazzo dalle labbra, dolcemente. La faccio alzare, le tolgo i pantaloni: la lascio in mutande. La faccio sedere contro il tronco a gambe divaricate: la fica nascosta dallo slip, i seni esposti allo sguardo dell’uomo. Sono in piedi, davanti a lei. Le accosto il cazzo alle labbra, spingendo piano. Lo riprende, subito: il tepore di quella bocca che si apre, che cede… sembra di penetrarle la fica. Gliela scopo, quella bocca. Le dico di toccarsi, con le dita, la fica; ma senza scoprirla, da sopra la stoffa. Immagino lui: lui che guarda le dita di lei, che si titillano il clitoride, e le mie, che le stringono i capezzoli lievemente, con tenerezza. Non reggo più, le sborro tra il palato e la lingua. Spingo, sento che ingoia. Stringo un po’ ...
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