1. Gli aristocazzi di Lady Borello


    Data: 18/11/2020, Categorie: Prime Esperienze Autore: PifferaioMagico, Fonte: EroticiRacconti

    Facevamo a gara allora - era la metà degli anni Ottanta, quasi alla fine del quarto anno di liceo, molti di noi già maggiorenni - per riuscire a essere accompagnati a casa dall’elegante berlina guidata con autorità dalla signora Borello, madre di Pierluca, il compagno più ricco della classe, un ricciolino con gli occhiali da vista e l’acne troppo fresca. Forse per noia o più probabilmente per assecondare il carattere difficile del figlio disagiato, la signora all’uscita di scuola si offriva di riaccompagnare casualmente qualcuno di noi compagni (“tanto casa tua è lungo la strada” diceva lei). Intrattenendoci lungo il tragitto con storie dal tono aristocratico (era cresciuta a Londra, ma era di origini francesi) e personaggi di dubbia morale.
    
    Non erano ovviamente le sue novelle borghesi l’oggetto della nostra attenzione, né tantomeno la berlina di casa Borello, sebbene quella Lancia Thema blu scuro presidenziale incuteva una timorosa riverenza, con interni in pelle chiara e motore silenzioso. Ad attrarci era quella che i francesi chiamano sublimemente la "Allure", il fascino glamour che emanava la sciura, una quarantenne che oggi avremmo volgarmente battezzato come una Mother I'd Like to Fuck.
    
    Favoleggiavano numerose leggende intorno alle gonne troppo corte di Lady Borello, che lasciavano intravedere reggicalze troppo lunghi e cosce beatamente inguainate dal nylon setoso delle autoreggenti dell’epoca. Sotto il trillo della campanella, nei corridoi verso l’uscita, si sussurrava che Filippetti una volta, nella macchina della signora, seppur seduto dietro insieme al soggetto Pierluca, fosse riuscito a intravedere la donna nell’atto di tirarsi su le calze approfittando di un semaforo rosso. E addirittura che Audisio, seduto invece a fianco della Borello, avesse nientemeno che beneficiato di una di lei carezza sulla di lui coscia (“anche piuttosto prolungata”, disse lui testualmente). Parlando e gesticolando amabilmente, lei gli aveva appoggiato la mano destra sui jeans poco sopra il ginocchio. Involontariamente? Chi può dirlo!
    
    Ce n’era abbastanza per mettere a punto un piano che poteva puntare al top dei risultati. Fu per questo che io e Siboni iniziammo a lavorarci il frescone Pierluca, aggregandolo al nostro gruppo di ricerca su temi storici. E quando, una settimana dopo, il frescone ci telefonò di pomeriggio per dirci che era febbricitante nella casa di campagna, nella brughiera della Milano da bere, non lontano dall'aeroporto di Malpensa, a me e al genio del male Siboni venne l'idea.
    
    – Signora sono Clementi – dissi io al telefono con emozione – il professore di Storia ci ha chiesto di finire la ricerca di gruppo. Domani che è sabato potremmo venire di pomeriggio a studiare a casa da Pierluca?
    
    Riagganciata con mano sudante la cornetta, a me e al genio non parve vero che Lady Borello non solo fosse entusiasta della nostra visita al capezzale del figlio imbelle, ma si era anche offerta di passarci a prendere all'uscita da scuola ...
«1234»