1. Dentro di te


    Data: 17/11/2021, Categorie: Lesbo Autore: Yuko, Fonte: EroticiRacconti

    “Yuko, io…”
    
    Entro nella stanza 23 subito dopo la visita dei medici, che ho spiato uscire dalla sua stanza.
    
    Entro e chiudo la porta dietro di me.
    
    Beatrice è di spalle, seduta sul letto, intenta a guardare fissa davanti a sè, verso il bagliore indistinto della finestra.
    
    La scorsa volta non sono arrivata ed un collega ha preso il mio posto. Mi è dispiaciuto, ma proprio non sono riuscita ad avvisarla in anticipo.
    
    È doloroso creare aspettative e poi deluderle.
    
    Almeno quanto chi resta in attesa e non trova quanto si aspettava.
    
    Ma ora ci sono e questa donna è mia.
    
    Solo mia.
    
    Tutta mia.
    
    Beatrice non si gira, probabilmente pensa che sia uno dei medici o tirocinanti, rientrato in stanza.
    
    Ma nessun rumore scuote le molecole d’aria, mentre, leggera e felpata come un felino a caccia, le sono alle spalle.
    
    Non fa in tempo a girarsi per controllare se alla fine qualcuno è effettivamente entrato in stanza, che con una mano le chiudo gli occhi, da dietro, e con l’altra le infilo un auricolare all’orecchio.
    
    Solo una fugace e colorita espressione di stupore di quelle che solo i toscani possono tradurre e poi è il mio profumo che si impossessa dei suoi sensi paralizzandola in un’attesa in cui il tempo cessa di avere un significato.
    
    ‘Tuxedo Junction’ inizia a ritmare le sue sensazioni, nelle alternanze tra i vocalizzi di quei quattro menestrelli dei Manhattan Transfer ed un sax tenore sapientemente dosato.
    
    Una specie di swing che invita alla ...
    ... danza.
    
    Mi sbarazzo degli zoccoli fucsia da ospedale; a piedi nudi, salgo sul suo letto, scavalcandolo e mi staglio davanti a lei.
    
    La sua bocca si contorce in una smorfia che non riesco a capire se è un sorriso o se prelude ad un pianto irrefrenabile, ma le mie dita ne bloccano ogni espressione.
    
    Labbra soffici e umide sotto i miei polpastrelli, mentre i suoi occhi si velano di uno strato brillante di lacrime; la musica blocca ogni manifestazione romantica, si impone, attraversando il midollo osseo.
    
    Il mio sguardo serio, fisso nei suoi occhi, sempre con la mia mano sulla sua bocca; con l’altra mi sfilo il fiocco fucsia che mi lega i capelli. Li scuoto come in una pubblicità di balsamo alla ricerca di ossigeno e vapore.
    
    Mi sfilo la mascherina chirurgica, guardandomi in giro.
    
    Trovo un cestino che, a sorpresa, miro e centro, insaccando perfettamente una gomma da masticare che mi frullava tra i molari.
    
    Rumore tipico da monella del Bronx, la cicca che, in orbita di trasferimento, eiettata dalle mie labbra carnose e, per l’occasione, per nulla sensuali, arriva a destinazione nel cilindro metallico con delicato suono di gong a sugellare un successo annunciato.
    
    Retaggio di antichi giochi di una bambina in un giardino di ciliegi a Yokohama, quando si faceva a gara a sputare noccioli di frutti rossi.
    
    Ma la musica continua nei due auricolari piazzati uno nel mio orecchio e l’altro in quello guarnito di ricci rossi, e già i miei fianchi si muovono al ritmo delle ...
«1234...»