1. Ad un pelo così


    Data: 17/10/2020, Categorie: Etero Autore: Lerry, Fonte: EroticiRacconti

    ... sono bello arzillo. Proprio così dice, arzillo.
    
    “Voglio che me lo metti dentro", dice, "Renato è tanto caro, ma, come dire, un po' pigro... e poi ha bevuto così tanto stasera che mi toccherà fargli da balia, ed io ho voglia di togliermi lo sfizio con te. Tanto siamo tipo cugini, o comunque parenti alla lontana, non vale".
    
    Così dice e si mette a ridere. Poi, sempre tenendomi per il cazzo, apre la porta del bugigattolo ed entriamo dentro. Si vede poco, là dentro, ma si vede, grazie alla luce della luna che entra dall’unica finestrella alla nostra destra. Dentro al bugigattolo ci sono effettivamente gli attrezzi del giardino, accantonati con ordine in un angolo, e un tagliaerba a motore al centro del pavimento in legno, ma anche dei sacchi di terriccio e sementi, sui quali si stende Amalia, dopo aver mollato la presa dalla protuberanza del mio basso ventre. Si tira su la gonna fino alla pancia. È senza mutandine, così appare subito la fica. È senza peli, eccezion fatta per una striscia larga due dita che taglia nel mezzo il Monte di Venere. Il chiaro di luna la becca proprio lì, sul ventre, così posso costatare che la strisciolina di pelo è dello stesso colore dei capelli. È la prima volta che mi trovo così vicino al sesso di una donna. Ad ogni modo, ignara della mia prima volta, allarga le gambe e mi dice di abbassarmi i pantaloni. Io eseguo e l'uccello già in tiro scatta verso l'alto, rampandomi sotto l’ombelico e tremando dalla voglia. Amalia lo afferra e lo stringe forte. Nel palmo dell’altra mano raccoglie i coglioni e li soppesa.
    
    "È impressionante com'è rigido e dritto, ma pure le palle fanno paura", dice, "sono durissime per quanto sono piene. Nonostante tu sia già venuto! Meglio saltare i preliminari,-ficcamelo subito dentro".
    
    Allora salgo con le ginocchia sui sacchi di terriccio, mentre lei si sfila dalla testa il vestito, per non sgualcirlo o sporcarlo, e libera un paio di tette che mi mozzano il fiato nei polmoni. Sono di un bianco lunare, ferme e grosse come mozzarelle di bufala. Al centro dell’areola, larga e rosa, si ergono un paio di capezzoli dritti e sugli attenti, come soldatini di piombo. La visione di quelle tette mi va subito alla testa, non capisco più niente. Amalia mi tira per le chiappe per farmi avvicinare, ed io vedo la cappella che pulsa ad un pelo dalle labbra della passera, già aperte e trepidanti.
    
    "Cazzo aspetti", fa lei, "sbattimmelo dentro, che non ce la faccio più".
    
    Come ipnotizzato, afferro le grosse bocce e prendo ad impastarle, come se fossero pagnotte di pasta lievitata. Lei mi aggancia con le gambe le reni e si tira contro il cazzo, artigliandomi i glutei e ansimando forte, ripetendo dai dai dai come un mantra. La cappella adesso sfiora le labbra, sta entrando... Ed è in quel momento, in quell’attimo che precede l’entrata in scena della mia prima scopata, che il bischero prende a spruzzare come un idrante.
    
    I fiotti si susseguono poderosi uno dietro l'altro, non finiscono più, la colpiscono ...