1. Ad un pelo così


    Data: 17/10/2020, Categorie: Etero Autore: Lerry, Fonte: EroticiRacconti

    ... dentro alla grande e la gente si riversa in giardino, ballando in piedi o agitandosi seduti sulle poltroncine di vimini o sui dondoli disseminati qui e là. Mi do da fare anch'io e sono lì che dimeno culo e braccia al centro della pista improvvisata, a pochi metri dal complesso, quando vengo raggiunto da Amalia – che sarebbe il nome della mia vicina di sedia -, smarcatasi dal fidanzato, o quello che è, che, bollito come uno stracotto, se ne sta seduto papale papale a brindare col cugino di mio nonno - che forse considera suo suocero -, entrambi oramai incapaci di eseguire altro dal movimento della mano per portare il bicchiere alla bocca. Cominciamo a ballare, a saltellare tutti e due euforici. Amalia indossa un vestito scuro lungo, che le evidenzia la linea sinuosa del corpo fino alle caviglie, ma con un vertiginoso spacco sulla destra che scopre tutta la coscia abbronzata ad ogni movimento della gamba. Inoltre il vestito non ha bretelle, così che le spalle rotonde sono nude e preparano lo sguardo prima dell'ubriacatura derivante dalla vista della balconata dei seni, un vero tripudio per i sensi. È alta, Amalia, con una fluente chioma rosso-tramonto. Somiglia fisicamente a Jessica Rabbit, per intenderci, e quando glielo dico a mo' di complimento, mi risponde che è da quando ha 15 anni e le poppe le sono venute su a quel modo che le dicono così. Tuttavia, della Rabbit ha solo il corpo, semmai, perché di viso, nonostante le arie che si dà, non è un granché. Ha il naso grosso e un po’ schiacciato, le labbra sottili e uno strabismo che, sebbene lieve, non dà mai modo di sapere con certezza cosa stiano fissando i suoi occhi. Però ha un corpo da sballo, in effetti. Due bocce toste e un culo da cavalla poggiato su un paio di cosce da capogiro che slanciano le gambe a perdita d’occhio.
    
    Dopo un po’ che balliamo, mi dice all’orecchio che ha una canna già bell’e pronta e vorrebbe fumarsela con me in un posto più appartato. Non aspetta la risposta, mi prende per mano e attraversiamo il mucchio selvaggio e danzante per trovare ricovero dietro uno di quei bugigattoli di legno in cui si mettono gli attrezzi. Infila la mano fra le tette e, strizzandomi l’occhietto con fare cospirativo, pesca uno spinello stropicciato come le cicche di Jighen. Lo stende tra le dita lunghe dalle unghie smaltate in tono con la mise, ridandogli la sua forma propria. Poi lo accosta alla fiamma di un accendino tirato fuori da non so dove. Fumiamo in piedi e in silenzio, sorridendoci e passandoci la canna ripetutamente. Poi, a bruciapelo, mi chiede se m’è piaciuto quello che mi aveva fatto a tavola, o meglio sotto al tavolo. Io fumo hashish, generalmente, perché la maria mi fa un effetto strano, cioè mi sconvolge troppo e subito, e infatti dopo un paio di tiri sono già lesso come una zucchina, per cui, ritornando alla sua domanda, arrossisco e faccio sì con la testa, sfuggendo il suo sguardo. Lei mi stringe il pacco duro e mi dice di non fare il timido, che lo sa che fra le gambe ...