1. Anno 2300


    Data: 06/10/2020, Categorie: Erotici Racconti Sesso di Gruppo Gay / Bisex Autore: sushi, Fonte: RaccontiMilu

    Avevo 25 anni e sapendo che in città cercavano ragazzi all’ufficio del sesso decisi di trasferirmi subito.
    
    Una volta sistematomi in una stanza in affitto mi recai all’ufficio, dove compilai dei moduli ed indicai le mie preferenze, quindi mi venne affidata la mia prima missione.
    
    Dovevo fare da cameriera per un distinto vedovo 50enne. Vitto e alloggio inclusi nel servizio.
    
    Fu un lavoro di sei mesi e devo dire che l’incarico rese il mio primo impatto con la città molto “interessante”.
    
    Viveva in un appartamentino popolare di un quartiere periferico. Appena tre stanze oltre a un bagnetto con cabina doccia bid&egrave e lavabo: la camera da letto, la cucinetta (con un tavolo al centro) e un salottino con un divanetto un tavolino e un televisore.
    
    Il signor Mario era un vedovo, alto uno e 170, brizzolato, con un po’ di pancetta. Aveva richiesto l’assistenza sociale per soddisfare le sue esigenze quotidiane. Era anche leggermente claudicante e per questo già in pensione. Mi aveva chiamato Monica e mi faceva dormire ai piedi del suo letto ed indossare tutto il tempo una divisa da cameriera presa in qualche sexy shop di terz’ordine. Ero scalzo con calze a rete bianche e reggicalze bianco, un perizoma nero e una giacchetta stretta nera con dei nastrini bianchi al collo e sui polsini (oltre a una buffa cuffia per i capelli) completavano il quadretto. Tutti i giorni alle 7 di mattina il signor Mario si svegliava e con la mano mi chiamava ai piedi del letto dandomi un colpetto sulla testa. Era un abitudinario, per prima cosa voleva un pompino. Io risalivo sul letto dai suoi piedi e strisciavo fino a mettere la faccia tra le sue gambe. Pretendeva partissi dallo scroto e che fossi molto meticolosa. Io del resto non mi facevo pregare, ero venuto in città proprio per questo. Gli leccavo a lungo l’incavo tra l’ano e le palle, per poi passare la mia lingua ingorda sulla sua asta turgida e sulla sua bella cappella. Il signor Mario era ben dotato, aveva un cazzo non enorme ma nella media e soprattutto era sempre carico di seme. Ogni tanto durante la pompa del mattino tirava fuori il cellulare e mi riprendeva mentre lo succhiavo. In quei momenti gemeva rumorosamente e mi parlava con soddisfazione.
    
    – Ahh, brava la mia troietta… succhia bene dai Monica..
    
    diceva con la voce arrochita dal piacere.
    
    La pompa del mattino durava sempre almeno una mezz’oretta. Io non tralasciavo mai le palle e anche qualche leccata sull’ano che lui accoglieva sempre con gemiti di soddisfazione. Poco prima di venire il signor Mario prendeva la mia testa e pompava allegramente due o tre colpi finali nella mia bocca inondandomi la gola di sperma. Io sentivo il suo cazzo turgido fremere e i colpi violenti della sua cappella. Poi la scarica di caldo liquido mi riempiva e io, ingorda, cercavo di mandar giù tutto.
    
    La domenica il rituale cambiava leggermente, poiché il signor Mario dopo colazione andava a messa e non poteva fottermi per mezza mattina e quindi dopo qualche ...
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