1. Viaggio in Africa


    Data: 16/09/2020, Categorie: Dominazione / BDSM Etero Lesbo Autore: giuliadv, Fonte: RaccontiMilu

    Ero da poco sbarcata all’aeroporto della capitale del paese africano che ero andata a visitare.
    
    Non avevo seguito i giusti consigli di chi mi suggeriva di unirmi ad un comitiva organizzata o di viaggiare assieme a qualcuno che potesse aiutarmi alla bisogna… Nella mente avevo solo il pensiero dei luoghi da visitare, del divertimento che mi attendeva: del resto tutte le guide dicevano che si trattava, tutto sommato, di un paese sicuro e, col volo successivo, in arrivo tre giorni dopo, sarebbero giunti anche i miei amici.
    
    Appena arrivata, immaginando che da quelle parti si perde certo più tempo che da noi, ‘ pensavo di dover solo attendere l’espletamento di qualche pratica e di potermene andare serena a ritirare il bagaglio, chiamare un taxi ed andare al mio albergo, un raffinatissimo cinque stelle poco lontano dal centro cittadino.
    
    Ma al controllo passaporti un militare mi fa cenno, in inglese stentato, che c’è qualcosa che non va e mi fa segno di accomodarmi in una specie di piccola sala d’attesa dai muri sporchi e stretta. Non potei che eseguire immaginando si trattasse di un semplice disguido oppure di un problema coi bagagli…
    
    Aspettai, aspettai, aspettai mentre in me cresceva la preoccupazione: che sarà mai successo? Un problema col visto? Boh… Era passato un intero quarto d’ora quando finalmente tentai di chiedere. Poco oltre la porta fui respinta con decisione da una soldatessa alta, nera. La divisa e l’arma addosso aggiungevano alla sua bellezza anche una forte autorità . In inglese mi disse che dovevo attendere e che avrei dovuto chiarire alcune cose prima di poter entrare nel paese. Tentati di protestare ma lei mi prese per un braccio e mi fece tornare a sedere.Stiedi per un altro intero quarto d’ora seduta, sempre più nervosa ed impaurita, ed infastidita dal fatto che dovevo andare a far pipì ma la soldatessa era stata tassativa: non potevo muovermi per alcuna ragione.
    
    Solo allora mi resi conto di alcuni particolari cui non avevo dato peso: le tante ed insistenti domande dell’ufficio visti dell’Ambasciata, quell’uomo di colore che fin dall’aeroporto di partenza sembrava seguirmi con lo sguardo…
    
    Finalmente rientrò la soldatessa e con tono risoluto mi ordinò di seguirla: non sapevo che fare e non potevo certo oppormi, così lo feci. Camminammo per diverse centinaia di metri, attraversando una serie di porte e corridoi angusti per arrivare sulla soglia di una grande porta. La soldatessa bussò e mi fece entrare, facendomi sedere dinnanzi ad una grande scrivania, dietro la quale sedeva un ufficiale. Era piuttosto robusto ed attempato, diciamo sulla cinquantina, aveva la divisa piena di mostrine e medaglie ed era piuttosto sudaticcio. Diciamo pure che non faceva esattamente un ottimo odore anche se, il tutto, gli conferiva un’aura di autorità e potere.
    
    Senza troppe formalità l’ufficiale iniziò, in perfetto italiano a farmi domande, con la soldatessa che rimaneva all’impiedi accanto a me.
    
    – disse risoluto con sguardo fermo ...
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