1. Mal d'Africa ( Alla maniera di Tibet ) Pt.2


    Data: 17/09/2017, Categorie: pulp, Autore: Hermann Morr, Fonte: EroticiRacconti

    ... un falco, più che mani umane. Già, tra le tante leggende sui Djinn, una dice che hanno zampe di uccello e che da questo particolare si possono riconoscere, per quanto si travestano.
    
    Vedendomi tacere pose sul tavolo una carta da gioco, dalla parte coperta. Da dove era uscita ? Non saprei dire.
    
    “ Non mi credi. Eppure non è la prima volta che incontri qualcuno dell’altra parte, in questa vita. Ricordi l'Angelo ? “
    
    Avrei voluto girare la carta per curiosità, ma ci teneva sopra un dito. Quanto a Gabi, Gabrielle, non si può dimenticare.
    
    A parte la tinta, quella vestaglietta che Gianna indossava, era identica alla camicia da notte aperta che portava sempre lei, perché potessi arrivare ai suoi seni quando volevo.
    
    “ Ne sai di cose. C’è una che mi piace ricordare come un Angelo, ma è così, tanto per usare una bella immagine. In realtà è di Francoforte. “
    
    Seni minuscoli, se ne vergognava e per questo preferiva avermi dietro. I capezzoli però erano lunghi, fatti apposta per essere morsi.
    
    La Djinn aveva inclinato la testa e sorrideva paziente.
    
    “ Così diceva. Loro si nutrono di dolore, sai ? Sono la simbiosi perfetta con voi mortali, voi producete, loro rimuovono. “
    
    Le strisce rosse sul suo sedere, all’inizio rimanevano un attimo solo, poi diventavano sempre più persistenti, i segni delle dita, i suoi polsi legati con la cinta dell’accappatoio..
    
    “ Se non li trattenesse Allah, non vi lascerebbero un attimo di respiro, non ne hanno mai abbastanza.. “
    
    Mi ...
    ... aveva svegliato a notte fonda solo per dirmi che mi aveva sognato. Aveva voluto farlo ancora, subito. Poi ci eravamo addormentati ancora.
    
    “ ..Tutto nella convinzione di fare solo il vostro bene.. ma per loro è come una droga, non ragionano più.. “
    
    Mi aveva detto che era stato come partorirmi, per darmi la vita di nuovo, non esagerava, si era appena presa tutta la mano dentro..
    
    Con quel ricordo, presi la mano di Gianna, quella sulla carta, e la portai sotto il colletto della mia camicia, le unghie sulla spalla, lei le affondò subito nella carne, bruciore, umido, la trattenevo, non volevo che lasciasse la presa.
    
    “ .. A lasciarli fare, finirebbe ancora come al tempo di Enoch. Sono terribili gli Angeli. “
    
    L’avevo a cavalcioni, si strusciava sulla pancia, poi era venuta come una fontana…
    
    Era stato così difficile, dopo, tornare ad accontentarsi delle italiane terra-terra.
    
    Gianna si era avvicinata, aveva posato le labbra sul graffio, la gente agli altri tavoli fingeva di non vedere, ma si fiutava l’imbarazzo nell’aria. Io ignorandoli le carezzavo i capelli sulla nuca. Fece un passo indietro e tornò a sedersi, finì il suo caffè prima di continuare.
    
    “ Quell'Angelo insomma, quando non era occupata a farsi sculacciare e sodomizzare, ti ha mostrato una carta, vero ? “
    
    “ Quasi. E’ partita dal mio nome e data di nascita, è risalita a un numero col triangolo pitagorico, poi si, lo ha collegato a una carta. “
    
    Gianna voltò quella sul tavolo, ma ormai sapevo già cosa ...